Andrea Nardi Dei, piedi per terra e testa tra le nuvole

Intervista al CEO di Vino.com

Andrea Nardi Dei, se lo cercate sul web, sembra quasi che non esista, che sia “solo” il volto e la voce di Vino.com. 

Ed è normale che sia così. Da buon 45enne, nato con i primi computer e cresciuto di pari passo con le tecnologie digitali, è più interessato a usare il mondo digitale che a sfruttarlo per il proprio privato.

Vero. Nonostante appartenga a quella generazione che ha partecipato alla creazione dei primi ritrovi digitali, oggi mi ritrovo così tanto concentrato sull’attività di Vino.com che davvero non ho tempo per curarmi dei miei social. Ho un profilo su LinkediIn, ho un account twitter (praticamente abbandonato! nda), ma niente altro”.

Trova più utile usare il digitale per far soldi, insomma.
(ride) “Mi creda, se non ci fosse la passione, una grande passione, mia e tutto il team che ha pensato a Vino.com nel lontano 2011, non credo che saremmo arrivati ad oggi. Il progetto è arrivato nel 2011, come le dicevo, eppure è andato on line nel 2014 e per un anno ancora oltre nessuno di noi ha percepito uno stipendio. Però ci credevamo, avevamo alle spalle delle esperienze che ci hanno aiutato (anche economicamente) a tenere duro, a perseguire il nostro obiettivo. E devo dire che i fatti oggi ci stanno ripagando. Sempre più in termini di soddisfazione imprenditoriale che a livello economico, certo, però adesso non possiamo lamentarci neanche di questo.”

Un inizio difficile, quindi?
Come tutti gli inizi. Per fortuna avevamo già delle esperienze, avevamo un altro marketplace – tipo Groupon, per fare un esempio -, avevamo confidenza con questo tipo di  attività, di tecnologia, esperienze che ci hanno consentito di investire tempo e risorse in questo progetto che ci ha convinto e appassionato giorno dopo giorno, nonostante le difficoltà e della burocrazia italiana e del mercato in sé: il mondo del vino ha una marginalità molto bassa, bisogna muovere grandi volumi per pensare ad un ritorno economico… Sì, abbiamo sofferto un po’, ma io sono un tipo con i piedi per terra, insieme con il team abbiamo lavorato con tutto l’impegno possibile, restando concentrati sul mondo digitale, seguendone gli sviluppi, le novità. Un’attività che ancora oggi ci assorbe parecchio.”

C’è stato un momento in cui ha pensato di mollare tutto, magari di fronte l’ennesima battuta d’arresto, l’ennesimo errore? 
Provengo da una famiglia di imprenditori e so bene che gli errori, i fallimenti sono parte di ogni progetto imprenditoriale. Da questi si impara e si ricomincia, o si prosegue semplicemente cambiando quello che non ha funzionato. Io ho iniziato con un marketplace diverso, ho analizzato i pro e i contro della sfida del vino e oggi, nonostante le difficoltà, sono soddisfatto di tutto ciò che mi ha portato fin qui.”

Qual è la perplessità maggiore che ha incontrato in questo lungo percorso all’interno del mondo vinicolo?
Per rispondere a questa domanda bisogna tener conto del tema culturale che sostiene le radici di questa attività. Nel 2014 il mercato era molto complesso, i produttori erano molto diffidenti riguardo al web e al digitale, penso per tutto il retaggio del passato, per tutta la fatica che era costata l’ingresso nel mercato, il posizionamento al suo interno. Un e-commerce necessitava di una localizzazione – una enoteca, la grande distribuzione – da qui tutti i malumori riservati alle vetrine digitali. Però, di fronte a proposte serie, a una struttura organizzata, all’uso di tecnologie più vicine al settore industriale e quindi più vicine ai produttori, le perplessità si sono ridotte. Il rischio, da un lato e dall’altro, c’è sempre, ma oggi è chiaro che una maggiore esposizione ha più vantaggi e che non siamo più ai tempi di certi mercanti e di vecchi trucchi e sotterfugi che toglievano marginalità a quella già minima riservata alla tipologia del prodotto”.

Nel caso di Vino.com – un marketplace interamente digitale – cosa toglie marginalità?
Digitale fino a un certo punto: abbiamo un magazzino che ospita 600.000 bottiglie per le oltre 10.000 referenze presenti nello store on line. Questo magazzino va tenuto a una certa temperatura, con una certa illuminazione, le bottiglie vanno spedite in appositi contenitori… senza contare il trasporto, le spedizioni, le documentazioni. Ma volendo tornare sul terreno digitale, la stessa organizzazione del sito è complessa: è prevista la ricerca per voci diverse – e non solo per etichetta – ed è prevista tutta una parte in cui i nostri sommelier descrivono ogni vino in modo completo, così da rispondere alle diverse curiosità ma anche per spiegare il vino a chi si affaccia da neofita a questo mondo. E poi ci sono le attività di marketing, di comunicazione e tanto altro. L’operatività, fisica, è infinita.

Seicentomila bottiglie in magazzino mi suggeriscono una domanda: quanto rischio di impresa c’è?
Ogni imprenditore, così come ogni produttore, sa che il rischio è insito nella propria attività. Noi abbiamo due tipi di fornitori: i produttori già conosciuti e richiesti, e quelli che si propongono proprio perché ancora non sono conosciuti. Ma è indubbio che – a fronte di qualunque tipo di contributo – il rischio d’impresa c’è e va solo saputo gestire. Noi siamo presenti nei mercati asiatici e adesso anche in quelli europei: è impensabile non correre alcun rischio, non è reale, non è di questo mondo”.

Non ha mai pensato di cambiare obiettivo, cambiare orizzonte e partire per una nuova sfida?
No, sinceramente no. Abbiamo lavorato tanto e bene, continuiamo a farlo con grande serietà e professionalità e spero che questo progetto possa crescere ancora molto. Non penso di lasciarlo crescere da solo, di farlo uscire dal nido. Credo che gli serva ancora tutta la nostra concentrazione, tutta la nostra attenzione. Non dimentichiamo che abbiamo la responsabilità di quanto ci viene affidato, che è davvero tanto”.

Nessun sogno di altro tipo, quindi, neanche uno di quelli che si tengono nel cassetto?
Come tutti gli esseri umani ne ho molti. Uno di questi ha a che fare con il volo. Ho sempre sognato di fare il pilota commerciale. Chissà!

Piedi per terra e testa tra le nuvole: digitale fino in fondo.

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